La formazione, un investimento per il futuro

28 Maggio 2019 17:09
4 min.

Il modo di lavorare sta cambiando velocemente e subirà ulteriori accelerazioni tanto da rivoluzionare il lavoro stesso di molti nel momento in cui l’intelligenza artificiale ed i processi di automazione si innerveranno in modo più intenso nei processi operativi.
Cambieranno i rapporti tra le persone e tra queste e lo spazio, sia fisico che virtuale, in cui lo stesso lavoro verrà svolto. Sono soggetti a trasformarsi ancora più radicalmente i rapporti tra le persone e l’uso del tempo non più separato tra azienda e vita privata.

In un suo rapporto l’Ocse ha recentemente evidenziato che, in tempi relativamente stretti, la metà dei lavori attualmente esistenti saranno più o meno profondamente impattati dai processi di automazione e che ben il 60% dei lavoratori non disporranno delle relative competenze informatiche per poterli padroneggiare e gestire.

Da una parte si rafforzerà l’esigenza di reclutare il personale modificando le metriche oggi esistenti per valutare le competenze dei lavoratori. Questo accadrà anche dopo l’inserimento al fine di apprezzarne la prestazione in modo più realistico e completo. Misurazioni che – oltre a quelle collegate alla produttività quantitativa – vedono crescere altri parametri (key behavioral indicator), maggiormente orientati ad un apprezzamento qualitativo – ma non per questo meno importante – del contributo che gli individui apportano al conseguimento dei risultati nelle organizzazioni in cui operano.

Dall’altra una conseguenza importante di queste trasformazioni è rappresentata dalla necessità di ridefinire lo spazio e l’importanza della formazione in azienda: una formazione che non sembra ancora disporre di tutti gli strumenti per affrontare le sfide. In quasi tutti i settori, quindi, ci sarà bisogno di  investimenti, qualitativi e quantitativi, tanto maggiori e calibrati se si vogliono centrare gli obiettivi ambiziosi indicati dalle evoluzioni dei mercati e delle richieste dei clienti.

E questo è sempre più vero se consideriamo che, sempre secondo l’Ocse, solo il 20% degli adulti in Italia “ha partecipato a programmi di formazione professionale nell’anno precedente la rilevazione”…


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