Nicoletta Cassano ci ha raccontato il suo percorso professionale e il suo approdo al coaching che, per lei non è semplicemente un’attività lavorativa. Una conversazione interessante e utile anche per comprendere quando è giunto il momento per riallineare le motivazioni personali a quelle del proprio lavoro.
Cosa l’ha spinta a mutare il percorso della sua vita professionale nonostante i successi che andava conseguendo?
In dieci anni di carriera in azienda, nel mondo della finanza, ho raccolto diversi segnali che mi indicavano una necessità di cambiamento. Potrei elencarne tanti, ma mi limiterò a descrivere i due segnali più forti che mi inviava il mio corpo.
Il primo: nonostante ottenessi ottimi feedback, scatti di carriera e bonus, a fine giornata avvertivo una spiacevole sensazione di “vuoto”. Col tempo, e grazie anche al coaching, ho capito che quella sensazione rifletteva la mancanza di significato, di valore, che quel lavoro aveva per me.
Il secondo: quando mi trovavo a dover rispondere alla semplice domanda “Che lavoro fai?”, provavo un senso di disagio molto difficile da spiegare a parole. Anche qui, col tempo, ho imparato a leggere questo disagio, che era frutto di un disallineamento tra chi sono e quello che facevo come professione.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che volevi cambiare direzione?
Non è stato un singolo momento a farmi capire che volevo cambiare direzione, ma se dovessi scegliere un momento particolarmente significativo, che mi ha portata a decidere di agire e cambiare direzione, sceglierei il giorno in cui mi è stato chiesto: “Se ti immagini tra un anno ancora lì, come ti senti?”
Ho avuto la sensazione di un macigno nello stomaco. Immaginarsi per altri dodici mesi lì potrebbe sembrare un periodo breve, eppure nella mia testa non poteva esistere uno scenario peggiore di quello. Allora ho capito: era diventato inevitabile. Dovevo agire.
Quindi eri convinta e consapevole di voler cambiare direzione, ma dopo gli studi e una carriera decennale nel mondo della finanza, da dove si (ri)comincia?
Io ho ricominciato chiedendo aiuto, proprio ad una coach.
Sapevo di voler cambiare lavoro e settore, avevo raggiunto questa consapevolezza, ma in che direzione potevo andare? Chi voglio essere e cosa voglio fare? Da sola non riuscivo a trovare le mie risposte, brancolavo nel buio.
Chiedere aiuto era l’unica soluzione. Grazie al coaching ho tracciato la mia nuova strada e, passo dopo passo, l’ho seguita con costanza e determinazione. Quindi potrei dire che si ricomincia chiedendo aiuto, un passo alla volta, senza la pretesa di voler arrivare subito ad una “soluzione”.
Si ricomincia fermandosi, ascoltandosi, lasciando meno spazio agli altri e ai loro giudizi, in favore di un maggiore spazio per le proprie riflessioni e consapevolezze.
Oggi sei una career coach e orientatrice per adulti e adolescenti. Quali sono i segnali che vedi nella tua vita lavorativa?
Oggi sento che il mio lavoro è perfettamente allineato a chi sono, ai miei valori, a quello in cui credo. Mi piace parlare del mio lavoro con gli altri e mi brillano gli occhi quando lo faccio. Così mi dicono, e lo sento anche io.
Dopo ogni singola sessione, ogni evento di lavoro, mi sento carica ed energica. Mi piace studiare, approfondire argomenti nuovi e partecipare a corsi di formazione. Non vedo l’ora di scoprire dove mi porterà in futuro il mio lavoro.
Questi sono solo alcuni dei segnali che raccolgo ogni giorno e che mi fanno dire “grazie” alla me di qualche anno fa, che ha avuto il coraggio di agire e cambiare.
C’è un suggerimento pratico che ti senti di dare per scegliere in modo più lucido e consapevole se fare un primo passo verso il cambiamento, senza far prevalere le nostre paure?
Tanti di noi nella vita, anzi, oserei dire tutti, hanno sperimentato almeno una volta il desiderio di cambiamento: chiudere una relazione, cambiare lavoro, cambiare città, cambiare taglio di capelli… Un desiderio che spesso parte lentamente: tutto comincia con una sensazione, un piccolo dubbio che si insinua tra i pensieri e che, con il passare di giorni, mesi, anni, arriva a pervadere tutto il nostro corpo. Diventa un pensiero sempre più ingombrante e difficile da ignorare. Eppure, molto spesso decidiamo di ignorare questo bisogno di cambiamento, questi pensieri, queste sensazioni che corpo e testa ci comunicano a gran voce.
Perché? Per paura. Paura di sbagliare, paura del giudizio degli altri, paura dell’ignoto. Quello che ho capito in questi anni, soprattutto grazie al mio lavoro, è che chi attua un cambiamento non lo fa perché non ha paura, ma lo fa nonostante la paura. E allora il suggerimento che mi sento di dare è quello di cambiare focus. Piuttosto che focalizzarci su “cosa potrebbe andare male se decido di cambiare?”, dovremmo focalizzarci su “cosa succederebbe se decidessi di restare?”. Dovremmo chiederci: quanta paura mi fa restare? Immaginarmi tra 10, 20, 30 anni ancora lì, come mi fa sentire?
Invece di farci bloccare dalla paura di cambiare, dovremmo farci spingere dalla paura di restare.
Aggiungo un altro suggerimento: partire dalle certezze che abbiamo, poche o tante che siano. Come per esempio: in ambito lavorativo, oggi, sto bene? Sono appagato? E poi: tra 5 anni voglio essere ancora qui? E ancora: se guardo i miei colleghi più senior, il ruolo che ricoprono, la vita che fanno, mi piacciono? È quello a cui ambisco? Se le risposte sono dei sonori “NO”, occorre agire il prima possibile e fare un primo passo oggi.
Tornando alle sue attività lavorative precedenti le chiederei: cosa ha portato con sé e quali parti di quel mondo la accompagnano o magari la aiutano anche adesso?
Del mio lavoro precedente porto con me in primis le persone. Alcuni colleghi conosciuti negli anni oggi sono miei amici e alcuni di loro sono per me dei pilastri, persone fondamentali nella mia vita.
Il mio lavoro precedente inoltre è stata un’ottima scuola che mi ha consentito di crescere sia sotto il profilo professionale che personale. Ad oggi mi ritornano molto utili la capacità di gestione del tempo sviluppata negli anni e la capacità di analisi di dati e numeri, molto utile anche per gestire la mia nuova attività.
Parliamo di orientamento scolastico. In cosa consiste il suo lavoro soprattutto pensando a quanto siano complicati i tempi per i giovani. C’è una questione più ricorrente delle altre che deve affrontare?
Con gli adolescenti lavoro attraverso percorsi integrati di Coaching e Orientamento, scolastico e professionale, con l’obiettivo di creare uno spazio in cui possano fermarsi, conoscersi meglio e scegliere con maggiore consapevolezza il proprio futuro.
La scelta del percorso formativo e/o professionale post-diploma rappresenta uno dei momenti più significativi nella crescita di ogni adolescente. Tuttavia, molti ragazzi affrontano questa decisione con incertezza, timore, influenzati dalle aspettative esterne, da una scarsa conoscenza di sé o da una limitata consapevolezza delle opportunità disponibili.
Il mio desiderio è quello di contribuire a far sì che i ragazzi di oggi non arrivino da adulti a chiedersi “Ma io, cosa volevo davvero?”
Uno dei temi ricorrenti che incontro con i ragazzi che supporto è la paura di sbagliare. Un timore che spesso li blocca e li porta a non scegliere, oppure a lasciare che siano gli altri a scegliere per loro. Ma questa paura da dove arriva? Dal mondo che li circonda. Siamo circondati da ostentazioni di perfezione. In questo mondo i ragazzi stanno imparando che sbagliare non è consentito, che bisogna essere perfetti, i più belli, i più bravi, con tutti 10 in pagella e i migliori nello sport praticato al pomeriggio.
Nei miei percorsi cerco di trasmettere ai ragazzi anche il messaggio che l’errore è ammissibile, anzi è normale e ci consente di crescere. Tutti sbagliano, anche gli adulti. Non esistono scelte giuste o scelte sbagliate, esistono le scelte consapevoli, costruite partendo da chi siamo davvero.
Vorrei chiudere l’intervista con una domanda sulle sue passioni, in particolare la danza. La pratica, assiste agli spettacoli, ne scrive da qualche parte? Cosa significa danzare per lei?
La danza, ballare, è quell’attività che riesce a farmi sentire me stessa al 100%. Quando ballo mi sento nel flusso, energica, felice.
Ho praticato danza sin da bambina, prima danza classica e moderna, poi danze caraibiche, fino ad arrivare al più recente reggaeton che è uno stile che mi ha rubato il cuore.
Ballare per me vuol dire staccare, “spegnere la testa”, allontanare tutti i pensieri e stare nel momento presente. Purtroppo nell’ultimo anno non ho avuto modo di frequentare nessun corso di ballo, a causa di vari spostamenti di residenza, ma adesso che posso non vedo l’ora di ricominciare!