Coaching quantico: lo sguardo che trasforma la realtà

29 Agosto 2025 10:31
8 min.

Il coaching non è solo un modo per fissare e raggiungere più rapidamente gli obiettivi, è qualcosa di molto più profondo: è lo sguardo che può trasformare la tua realtà. E non è un’idea astratta, perché anche la scienza ha dimostrato che la presenza di chi osserva non è neutra: dà forma alla realtà stessa.

Il famoso esperimento della doppia fenditura ha cambiato per sempre il nostro modo di intendere il mondo, aprendo la strada alla fisica quantistica e rivelando che la realtà non è un meccanismo rigido e predeterminato, ma qualcosa che risponde a chi la guarda. Le particelle — quelle stesse che compongono la materia e anche noi — non si comportano in modo stabile. Restano sospese in uno stato di possibilità, come se aspettassero un segnale per scegliere quale forma assumere. E quel segnale è l’atto dell’osservazione. In altre parole, la realtà prende forma nel momento in cui entra in relazione con chi la vive.

Questa scoperta ci riguarda da vicino. Anche noi siamo fatti della stessa materia in continua possibilità e, allo stesso tempo, siamo coloro che la orientano. Non siamo spettatori passivi: la nostra consapevolezza partecipa a creare l’esperienza che viviamo.

Qualcosa di molto simile accade nel coaching. Quando una persona entra in una sessione, non porta con sé una sola identità, ma diverse possibilità, come scenari alternativi che aspettano di emergere. C’è la parte che si sente bloccata e quella che sogna di volare, quella che ha paura di fallire e quella che desidera mettersi in gioco, tutte queste dimensioni convivono dentro ciascuno di noi. Ed ecco la prospettiva visionaria e potente del coach: priva di giudizio ma piena di fiducia, capace di vedere già la versione migliore della persona che ha davanti. Spesso chi si trova in coaching sperimenta qualcosa di inaspettato: sentirsi compreso più di quanto riesca a spiegarsi da solo. In quel momento si apre uno spazio nuovo, una possibilità che fino a poco prima sembrava invisibile. È come se il coach tenesse aperta una porta sul futuro finché il cliente non trova il coraggio di attraversarla.

Un esempio lo rende chiaro. Un professionista racconta di avere paura di parlare in pubblico. Si blocca, le mani sudano, si sente giudicato. All’apparenza sembra un problema tecnico: corsi di dizione, esercizi di respirazione. Ma nel rapporto di coaching accade altro. Il coach ascolta quel frammento e lo lascia vibrare dentro di sé. Non vede un uomo bloccato: ne riconosce il potenziale. Vede la versione di lui che parla con calma, con chiarezza, che ispira chi lo ascolta. Col tempo, non cambia solo la sua performance su un palco. Cambia anche il modo in cui affronta le riunioni, le conversazioni difficili, perfino il rapporto con se stesso. Dal frammento del public speaking nasce una trasformazione che tocca tutta la sua vita.

E lo stesso accade in altri percorsi. Una manager che arriva dicendo “non riesco a gestire il tempo” scopre che il nodo non è l’agenda, ma il bisogno di imparare a dire no. Un professionista che si sente invisibile in ufficio ritrova la forza di far valere la sua voce, non perché diventa aggressivo, ma perché si riconosce finalmente autorevole. Un creativo bloccato davanti a un progetto recupera la leggerezza di sperimentare, lasciando andare la paura di non essere all’altezza, e questo lo rende più libero anche nelle scelte di ogni giorno. Ogni passo in avanti non resta isolato: presto contagia anche il lavoro, le relazioni e la visione di sé.

Il coach non aggiusta un problema e non offre soluzioni preconfezionate. Fa qualcosa di più sottile e potente: riconosce già la persona nella sua pienezza. Proprio come accade nel mondo quantistico, contribuisce a far collassare il campo delle possibilità verso la versione più autentica e realizzata di chi ha davanti. Per questo il coaching è un incontro trasformativo che nasce dalla presenza del coach e dalla sua capacità di credere con certezza in ciò che ancora non è visibile. Quando si entra in questa risonanza, emergono risorse che non sembravano esistere e si aprono possibilità nuove.

Fisica quantistica e coaching ci insegnano la stessa cosa: la realtà non è fissa, è plasmabile. E la consapevolezza è il primo strumento di trasformazione. Il coaching non dice cosa fare. Offre uno sguardo nuovo su di te.

La domanda è semplice: sei pronto a farti vedere nella tua versione migliore e a sceglierla davvero?
Marina Di Ceglie