Business Coach e Parent Coach, in questa intervista, Loredana Bruni spiega il suo approccio al fare coaching. Nel suo lavoro la persona è sempre considerata nella sua interezza, non separando i momenti, le attività, gli obiettivi che ognuno di noi affronta o vorrebbe affrontare nella vita personale e in quella professionale. Tra gli approfondimenti troverete le sue considerazioni e le modalità con cui affianca i genitori nelle sfide del delicato ruolo a cui sono chiamati.
Loredana, il coaching può avere tante sfumature. Qual è la tua?
La mia visione del coaching è umana e integrata. Con questo intendo dire che al centro del mio lavoro c’è la persona nella sua interezza — non solo come professionista o genitore, ma come individuo con emozioni, desideri e sfide. Il mio approccio è Evolutivo®, tiene conto di tutti questi aspetti, perché credo che per ottenere risultati autentici e duraturi sia fondamentale lavorare su tutti i livelli della vita, personale e professionale. Mi occupo di affiancare genitori che vogliono vivere la genitorialità con più consapevolezza, professionisti che desiderano trovare un equilibrio sostenibile tra vita personale e professionale e persone che sentono il bisogno di riscoprire il proprio scopo nel lavoro. In ogni percorso c’è un elemento in comune: la ricerca di autenticità e allineamento tra chi siamo e cosa facciamo, per vivere il miglior futuro possibile — quello più vero, desiderato e coerente con i propri valori.
In che modo il coaching può essere d’aiuto?
Il coaching, nella mia visione, è un processo di consapevolezza e riallineamento. Viviamo in un’epoca complessa, dove le richieste esterne – sul lavoro, in famiglia, nella società – rischiano di farci perdere il contatto con noi stessi. Ad esempio per i genitori è un percorso per riscoprire una genitorialità più presente e consapevole. Spesso i genitori si sentono schiacciati tra ideali, giudizi e la fatica quotidiana. Il coaching offre uno spazio per fermarsi, chiarire i propri valori e trovare strategie realistiche, lontane dal mito della perfezione. Nel caso dei professionisti, molti vivono in un cronico disequilibrio tra lavoro e vita privata, con il rischio di burnout o di una carriera vissuta per inerzia. Il coaching aiuta a ridefinire priorità, ritrovare motivazione e progettare un percorso professionale sostenibile e significativo in linea con i propri valori, talenti e obiettivi. A volte sentiamo che “manca qualcosa”, ma non sappiamo cosa o si fa fatica a tradurre quello che abbiamo in testa. Il coaching illumina i punti di svolta: aiuta a tradurre i valori in azioni concrete, a prendere decisioni con fiducia e a costruire un futuro coerente con la propria identità. Siamo circondati da modelli standardizzati, mentre ognuno di noi ha bisogni, ritmi e desideri unici. La vera trasformazione inizia quando smettiamo di adattarci agli altri e iniziamo ad ascoltarci davvero. Non si tratta di diventare qualcun altro, ma di vivere pienamente sé stessi, in ogni ruolo della vita.
Non stiamo parlando quindi di un percorso psicologico o psicanalitico. Ne può evidenziare le differenze, non solo nell’ambito genitoriale?
Esatto, non si tratta di un percorso psicologico o psicanalitico. La differenza principale risiede nell’obiettivo e nell’approccio. Un percorso psicologico o psicanalitico mira a esplorare e comprendere dinamiche profonde legate alla storia personale, ai traumi, o ai meccanismi inconsci, spesso con l’intento di curare o elaborare vissuti complessi.
Nel caso del coaching (o di percorsi di crescita personale non terapeutici), invece, il focus è orientato al presente e al futuro. Si lavora su obiettivi concreti, sullo sviluppo di consapevolezza e risorse personali, sull’allenamento di competenze specifiche (come la comunicazione, la gestione delle emozioni, la leadership o il ruolo genitoriale), senza entrare nei territori clinici. Anche in ambito genitoriale, la differenza è netta: un percorso psicologico può aiutare a comprendere le radici profonde di certe dinamiche familiari, mentre un percorso di coaching offre strumenti pratici per affrontare situazioni quotidiane, migliorare la relazione con i figli e agire in modo più intenzionale e consapevole. Lo stesso vale in ambito professionale, relazionale o personale: non si lavora su diagnosi o disturbi, ma su obiettivi, crescita e trasformazione.
Nella sua esperienza le sessioni di coaching genitoriali avvengono soprattutto in coppia o singolarmente?
Nella mia esperienza, entrambe le modalità – in coppia o individualmente – sono valide ed efficaci. La scelta dipende dalla volontà e dalle esigenze di ciascun genitore. Alcuni preferiscono affrontare il percorso insieme, perché desiderano costruire una visione educativa condivisa e migliorare la comunicazione come squadra genitoriale. Molti, invece, scelgono un lavoro individuale per riflettere con più libertà sul proprio stile educativo, sulle difficoltà personali o su specifiche situazioni che vogliono affrontare in modo più consapevole. Ad esempio anche nel caso di genitori separati, è molto comune che ciascuno intraprenda il percorso singolarmente, con l’obiettivo di gestire al meglio il proprio ruolo e contribuire a creare un clima più sereno e stabile per i figli, anche in un contesto di co-genitorialità.
Accompagni molte persone nel loro percorso lavorativo. Che tipo di richieste ricevi?
Molti clienti arrivano da me con un senso di sovraccarico o confusione. Hanno una carriera avviata, oppure sono in pausa, ma si sentono lontani da sé stessi. Con il coaching esploriamo ciò che desiderano davvero, ridefiniamo priorità, risvegliamo risorse spesso sopite. A volte si riparte da zero, altre volte basta cambiare sguardo per ritrovare energia e visione. Il mio obiettivo non è far “fare di più”, ma aiutarli a fare ciò che conta per loro e per il loro progetto di vita. E soprattutto, li accompagno a riscoprire e valorizzare la propria identità distintiva — quella combinazione unica di valori, esperienze, talenti e sensibilità che dà senso al proprio percorso e permette di distinguersi in modo autentico e coerente. Perché quando si è allineati con chi si è davvero, le scelte professionali non solo funzionano meglio… ma nutrono anche la propria realizzazione personale.
Finito il percorso di coaching, che quasi mai supera le dieci sessioni, ha avuto contatti successivi e di che tipo con la/ il cliente?
Sì, capita spesso di avere contatti successivi con i clienti dopo la conclusione del percorso. Quando si sperimenta l’efficacia del coaching, molte persone lo riconoscono come uno strumento prezioso, a cui tornare nei momenti in cui sentono il bisogno di maggiore chiarezza, centratura o supporto nel prendere decisioni importanti. Il percorso iniziale ha una durata limitata (cosa che personalmente trovo molto utile per i clienti) — spesso non oltre le dieci sessioni — è comune che i clienti tornino periodicamente per affrontare nuove sfide o per fare il punto su nuove fasi della vita personale o familiare. In questo senso, il coaching diventa un metodo presente e disponibile nel tempo, utilizzato con consapevolezza ogni volta che serve una spinta in più per agire in modo allineato ai propri valori e obiettivi.
Il tema dello “scopo” è molto presente nel tuo lavoro. Come lo affronti?
Per me non è un concetto astratto. Trovare il proprio “perché” significa dare direzione alle scelte, sentirsi motivati in modo autentico, non solo spinti dal dovere o dalla paura. Spesso arrivano persone che “funzionano” benissimo nel loro lavoro, ma si sentono svuotate. Il coaching le aiuta a riprendersi in mano il senso di ciò che fanno, a connettersi con valori, talenti e impatto. È un percorso trasformativo, profondo e concreto allo stesso tempo.
Cosa diresti a chi si sente in bilico e non sa da dove iniziare?
Che è il momento giusto per fermarsi e ascoltare questa sensazione. Sentirsi in bilico, confusi o bloccati è spesso proprio il primo indizio di un cambiamento che sta bussando. Il punto è che non ci è mai stato insegnato a stare in quello spazio “di mezzo”, tra ciò che eravamo e ciò che vogliamo diventare. Molte persone pensano di dover avere tutto chiaro prima di agire, ma in realtà è spesso il percorso stesso a generare chiarezza. Il coaching offre proprio questo: uno spazio sicuro, non giudicante, dove esplorare i propri dubbi, mettere ordine nei pensieri e iniziare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. Il coaching aiuta a ritrovare la bussola interiore. E quando inizi a riconnetterti con ciò che ti muove davvero — valori, desideri, risorse — ogni passo diventa più leggero e coerente. È da lì che nasce il cambiamento autentico: non da una risposta perfetta, ma dalla possibilità di rimettersi in cammino con intenzione.
E qual è stato il suo momento giusto per intraprendere l’attività di coach?
Come accade per ognuno, anche il mio percorso è passato attraverso diverse fasi: momenti di scoperta, di ricerca, di cambiamento. Ho attraversato un periodo in cui il lavoro che svolgevo non mi rappresentava più. Sentivo che, pur avendo competenze e risultati, mancava un allineamento profondo con ciò che ero diventata e con ciò che desideravo realmente.
È stato allora che ho iniziato a tornare a me stessa, a rimettermi al centro della mia vita e a fare scelte più consapevoli, guidate dal desiderio di vivere con coerenza tra ciò che sentivo, ciò che volevo essere e il modo in cui desideravo lavorare.
Il coaching è stato parte integrante di questo processo: prima come percorso personale, poi come scelta professionale. È nato così, in modo naturale, il momento giusto per intraprendere questa attività — quando avevo acquisito non solo la chiarezza, ma anche la forza per realizzare davvero ciò che sentivo essere giusto per me.
Sono anche mamma di quattro bimbi, quindi la scelta di supportare i genitori è stata un’estensione spontanea del mio percorso. Conosco da vicino sia la bellezza che le sfide di questo ruolo: per questo mi sta particolarmente a cuore offrire uno spazio di ascolto, consapevolezza e risorse concrete a chi desidera vivere la genitorialità in modo più intenzionale e allineato ai propri valori.
Oggi porto tutto questo nei percorsi che guido: il mio vissuto, la mia evoluzione per aiutare le persone e le aziende a fare chiarezza e a trasformare il proprio potenziale in realtà.