Coaching e felicità. Ne parla Marina Di Ceglie

13 Settembre 2019 08:07
5 min.

Con Marina Di Ceglie, psicologa del lavoro e coach di solida e lunga esperienza, abbiamo parlato non solo di coaching ma anche di formazione, competenze trasversali e di felicità.

Lei afferma che la sua missione professionale è “aiutare le persone ad essere felici”, cosa intende più precisamente?

La felicità è quella condizione che ogni essere umano desidera raggiungere e che dà senso e pienezza all’esistenza. Questo “stato di grazia” non è un’emozione fugace, non può dipendere dalle condizioni esterne in quanto sarebbe necessario avere una vita perfetta, priva di turbamenti, difficoltà, sofferenze e ciò è poco realistico, ma deve essere il risultato di una approfondita consapevolezza di sé e delle proprie risorse in relazione al mondo. Il coaching consente di fare chiarezza, lasciando emergere i propri bisogni e le proprie aspirazioni più vere, di definire dei progetti e, infine, di raggiungere degli obiettivi spesso impensabili all’inizio del percorso. Attraverso il coaching le persone imparano ad ascoltarsi e a rispettarsi, di fatto, ad essere più se stesse e in armonia con gli altri … cos’è questo se non la via per la felicità?

Qual è, secondo lei, l’elemento chiave per la felicità e come il coaching può offrire un contributo concreto in merito?

L’elemento fondamentale della felicità è la libertà, cioè la possibilità di operare delle scelte responsabili. Il coaching aiuta ad aprire la mente, permette di vedere le alternative e le possibilità che per molteplici motivi, normalmente, non si riescono a percepire. Uno dei principali benefici del coaching è che insegna a farsi domande e a guardare le cose considerando diverse prospettive, questo rende liberi e contemporaneamente responsabili e protagonisti della propria vita.

Lei, prima di essere coach è anche una psicologa del lavoro esperta di formazione. Queste competenze le sono utili nel coaching?

La mia esperienza nell’ambito della formazione aziendale mi ha consentito di conoscere i problemi e le esigenze che riguardano le persone nel contesto lavorativo e di acquisire padronanza dei più svariati temi relativi alle cosiddette “competenze trasversali” (come tali, utili anche in ambiti extralavorativi). Questo mi permette, al momento opportuno, di mettere a disposizione dei miei clienti delle conoscenze e delle pratiche preziose in grado di determinare un’accelerazione dei processi di crescita, di apprendimento e di raggiungimento dei risultati.

Secondo la sua esperienza, quali sono i principali motivi per i quali le aziende richiedono sempre più il coaching?

Il coaching è un servizio evoluto che consente alle risorse aziendali di far fronte alle continue sfide che si trovano ad affrontare quotidianamente. La mentalità del “lavoro dipendente” è decisamente obsoleto ed ora nelle aziende c’è bisogno di professionisti abili nel comunicare con molteplici interlocutori e capaci di decidere ed agire rapidamente e in autonomia, pronti a prendere iniziative ed assumersene i rischi in prima persona. Questo richiede grande maturità ed equilibrio e il coaching è lo strumento ideale per sostenere un cammino lavorativo tanto impegnativo.