Maria Antonietta De Caro, una coach per la consapevolezza

al lavoro 24 Settembre 2026 07:40
10 min.

«Le aziende usano vari strumenti per lo sviluppo delle persone: il più diffuso è la formazione, alcune aziende più evolute usano anche il mentoring e lo shadowing, ma credo che nessuno di questi strumenti possa eguagliare il coaching». È un’affermazione potente quanto veritiera per chi come Maria Antonietta De Caro abbia anche una lunga esperienza in azienda. Con la dottoressa De Caro abbiamo parlato di molti temi che ruotano intorno alla crescita delle persone e che emergono nei percorsi di coaching. Uno di questi è la consapevolezza che lei accomuna alla fotografia, una delle sue passioni.

Maria Antonietta De Caro
Maria Antonietta De Caro

Maria Antonietta, come nasce il tuo incontro con il coaching?
Per me il coaching è il proseguimento di un percorso di counselling che mi ha profondamente arricchita a livello personale e che ha rafforzato il mio desiderio di approfondire il mondo delle professioni dedicate al supporto e al sostegno delle persone alle prese con le sfide del mondo e più nello specifico di quello del lavoro.

Hai un’importante carriera come HR manager. Perché hai deciso di affiancare il coaching a questo percorso?
Dopo tanti anni nelle risorse umane ho maturato una convinzione profonda: le aziende crescono solo se crescono le persone che lavorano al suo interno.  Il coaching permette di intervenire sulla dimensione individuale, che nessun processo di HR può sostituire

In che modo l’esperienza in azienda influenza il tuo modo di fare coaching?
L’esperienza aziendale, le varie e diverse realtà che ho affrontato e con cui mi sono misurata, mi hanno permesso di sperimentare le pressioni organizzative, i cambiamenti, le aspettative, le responsabilità e le sfide proprie di questo mondo. Questa esperienza vissuta conferisce ai miei percorsi di coaching concretezza.

Qual è la differenza tra il coaching e gli strumenti tradizionali di sviluppo delle persone che hai utilizzato come HR?
Le aziende usano vari strumenti per lo sviluppo delle persone: il più diffuso è la formazione, alcune aziende più evolute usano anche il mentoring e lo shadowing, ma credo che nessuno di questi strumenti possa eguagliare il coaching. Il coaching è un acceleratore di energie e potenziale, è un percorso su misura per la persona, senza nessuna ricetta preconfezionata. Il coaching genera consapevolezza interiore e quindi autenticità, forza, sicurezza, decisione.  Un altro aspetto da non sottovalutare, quando si parla di coaching aziendale, è che i percorsi sono svolti da persone esterne all’azienda e questo lascia maggior margine di espressione al/la coachee.

Hai parlato di consapevolezza. Cosa significa per te questa parola?
Per me la consapevolezza è la capacità di vedere con maggiore chiarezza sé stessi, il contesto in cui si agisce e ciò che si vuole raggiungere. È il punto di partenza di qualsiasi cambiamento autentico e sostenibile. Uso una metafora che prendo da una delle mie passioni: la fotografia. Per scattare una bella fotografia, la migliore foto che puoi scattare in quel momento, devi conoscere la tua macchina fotografica, sapere quali sono le sue potenzialità e i suoi limiti, devi anche osservare attentamente l’ambiente in cui ti trovi, la luce, la prospettiva, ciò che accade intorno a te. Ma soprattutto devi sentire quale sia il tuo soggetto, ciò che vuoi davvero mettere a fuoco con il tuo obiettivo.
Credo che nel coaching accada qualcosa di molto simile. La “macchina fotografica” siamo noi, con le nostre risorse, i nostri talenti, i punti di attenzione e le quasi infinte opzioni che possiamo agire. L’ambiente è il contesto in cui viviamo e da cui non possiamo prescindere. L’obiettivo è ciò che ci fa mettere a fuoco il soggetto: ciò che conta davvero per noi.
Quando questi quattro elementi diventano chiari, sono allineati fra loro, possiamo scattare la nostra più bella fotografia.

Quali persone scegli di accompagnare come coach?
La mia formazione professionale mi rende particolarmente abile nel coaching rivolto a manager, professionisti/e e persone che desiderano crescere o affrontare una fase di cambiamento. In generale, mi rivolgo a persone che scelgono di realizzare il proprio potenziale e raggiungere il proprio successo e benessere.

Quali sono i temi che emergono più spesso nei percorsi che segui?
Le tematiche più comuni riguardano la gestione delle relazioni, la ricerca di un bilanciamento vita-lavoro, la scelta dello stile di leadership più allineato ai propri valori e il come agirlo. Non mancano le questioni legate alla gestione della carriera, alla definizione delle priorità, oppure ancora la gestione del cambiamento e la ricerca di maggiore soddisfazione professionale e personale. Le domande che sottostanno a queste richieste sono spesso: “È davvero questa la vita professionale che voglio? È in linea con ciò che io sono e voglio essere?”, “Come posso esprimere meglio il mio potenziale?”, “Cosa davvero ha valore per me?”

Nel tuo approccio compare anche la filosofia. Che ruolo ha?
La filosofia mi accompagna da sempre nella mia quotidianità, non potrei farne a meno. Il coaching ha grandi affinità con la filosofia: entrambi hanno in comune la sospensione del giudizio che permette di ascoltare con intensità che si ha di fronte, e il desiderio di farsi stupire da ciò che non siamo noi, da ciò che è nuovo ed altro.  Filosofia e coaching hanno in comune: l’amore per le domande.

Che cosa vorresti che le persone portassero con sé dopo un percorso con te?
Che bella domanda! Grazie.  A me piacerebbe che le persone si portassero a casa delle domande da farsi ogni volta che ne sentono il bisogno, domande volte a stimolare la consapevolezza degli strumenti che già padroneggiano o che possono sviluppare per cambiare una situazione. Vorrei inoltre che sviluppassero la consapevolezza che non tutto deve o può essere modificato, ed infine che, se si vuole veramente cambiare qualcosa, si deve percorrere “il proprio pezzo di strada”.