Avvocata specializzata in diritti umani, insegnante di lunga data e un Master in inclusione contribuiscono al lavoro di coach che Maribel Nunez Roldan svolge da molti anni. L’abbiamo incontrata per capire da dove arriva la sua passione per questa professione e come tutte le altre specializzazioni e attività confluiscono nell’incontro con il cliente.
La prima volta che ha incontrato il coaching è stato come cliente, come coachee. Ricorda quali motivazioni la spinsero a fare quel passo? Cosa la colpì di quella prima esperienza?
Quando mi sono avvicinata per la prima volta al coaching, l’ho fatto da coachee, in un momento in cui sentivo che qualcosa dentro di me stava chiedendo un cambiamento. Avevo il desiderio profondo di conoscermi meglio, di capire cosa volessi davvero e di imparare a valorizzare le mie potenzialità. Eppure, nonostante la mia passione per la crescita personale, avevo la sensazione di non riuscire a mettere insieme tutti i pezzi. Quello che mi spinse a fare quel primo passo fu la voglia di chiarezza, di direzione, ma anche di leggerezza. Non cercavo qualcuno che mi dicesse cosa fare, ma uno spazio in cui potermi ascoltare davvero. E il coaching mi offrì proprio questo: un luogo sicuro, privo di giudizio, dove poter esplorare me stessa con curiosità e apertura. Ricordo con forte emozione quella prima esperienza: mi colpì la potenza delle domande, la sensazione di responsabilità ma anche di libertà nel trovare le mie risposte. In quel momento ho capito che la trasformazione è possibile quando scegliamo di guardarci dentro con sincerità. È stato l’inizio di un viaggio che non ho più smesso di percorrere, fino a diventare coach io stessa, per accompagnare altre persone a scoprire la loro versione più autentica e realizzata.
Quando e perché decise di avviarsi alla carriera di coaching? Ha incontrato qualche collega che l’ha aiutata a crescere nella professione e come?
Ho scelto io di intraprendere la carriera di coaching, in un momento in cui sentivo che era tempo di dare una direzione nuova alla mia passione per la crescita personale. Desideravo fare di ciò che mi aveva trasformata un percorso professionale, per accompagnare altre persone nel loro stesso processo di evoluzione e scoperta. È stata una decisione molto consapevole e sentita: volevo costruire qualcosa che fosse davvero in linea con i miei valori e con la mia visione di vita. Formarmi come coach è stato uno dei passi più importanti che abbia mai fatto. Non solo mi ha permesso di crescere professionalmente, ma mi ha anche insegnato a guardare le persone e le esperienze con occhi nuovi, più empatici e più liberi da giudizio. Nel mio cammino ho avuto — e ho tuttora — mentori straordinari. Sono figure che considero preziose, perché con la loro esperienza, la loro umanità e il loro sostegno mi aiutano continuamente ad crescere, a mettere in luce nuove prospettive e a rimanere allineata con la mia missione. Credo profondamente che nel coaching, la crescita non finisca mai: si evolve ogni giorno, anche grazie alle persone che abbiamo la fortuna di incontrare lungo la strada.
Per la sua formazione di coach ha seguito Il Global LUXX Profile Expert Training. Cosa ha di specifico e in particolare come si collega ad essere emotional coach?
Ho scelto di seguire il Global LUXX Profile Expert Training perché credo che per supportare le persone sia indispensabile comprenderle nella loro interezza — emozioni, motivazioni, valori e bisogni più profondi. Il LUXX Profile è uno strumento estremamente potente che integra e arricchisce il mio lavoro come coach ed emotional coach, permettendomi di accompagnare la persona a 360 gradi nel suo percorso di consapevolezza e crescita. Questa metodologia si fonda su 16 fattori motivazionali che rappresentano ciò che veramente muove ognuno di noi. Conoscere questi aspetti significa entrare in contatto con la propria autenticità, capire perché si fanno determinate scelte e cosa ci rende davvero soddisfatti nella vita. Insieme all’intelligenza emotiva, il LUXX Profile mi consente di offrire un percorso più mirato e profondo: da un lato lavoriamo sulle emozioni, sull’ascolto di sé e sulla regolazione emotiva; dall’altro esploriamo le motivazioni personali che guidano le azioni. È un connubio che rende il coaching ancora più efficace, perché permette alla persona di conoscersi, accettarsi e agire in piena coerenza con i propri valori.
Ricorda qualche episodio di percorso di coaching che l’ha appassionata particolarmente? E perché?
Ricordo diversi percorsi di coaching che mi hanno profondamente appassionata, soprattutto quelli legati alla gestione delle emozioni e delle relazioni, all’equilibrio tra vita personale e professionale e al ritrovare il proprio obiettivo in momenti di cambiamento. Sono temi che sento molto miei, perché toccano le dimensioni più autentiche della crescita umana: il bisogno di armonia, di direzione e di benessere interiore. Uno degli aspetti che mi coinvolge sempre è vedere come, attraverso il coaching, una persona possa davvero trasformare il proprio modo di percepirsi: riconoscere le proprie emozioni, accoglierle e imparare a gestirle con consapevolezza. Spesso da lì nascono piccoli grandi cambiamenti che portano nuova energia, chiarezza e fiducia. Mi appassiona in modo particolare accompagnare chi sta attraversando fasi di cambiamento o sfide importanti, perché credo profondamente che ogni cambiamento, se vissuto con apertura, sia un’opportunità per migliorarsi e crescere. Vedere qualcuno riscoprirsi più forte, più centrato, più consapevole del proprio valore — e sapere di aver contribuito a quel percorso — è una delle soddisfazioni più grandi del mio lavoro.
Lei ha anche un Master sull’Inclusione, immigrazione e relazioni Interculturali conseguito all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Inoltre è stata insegnate di lingua per diversi anni e si è occupata di diritti umani. Se e quanto le sono state d’aiuto per la sua professione di coach?
Tutto il mio percorso professionale e formativo contribuisce profondamente al lavoro che svolgo oggi come coach. La mia esperienza come avvocato specializzato in diritti umani e i vent’anni da docente mi hanno insegnato quanto sia prezioso il rapporto con le persone, ascoltarle, accoglierle e accompagnarle nel loro percorso di crescita. Già in quegli anni partecipavo a diverse formazioni sulla crescita personale, perché da sempre mi appassiona tutto ciò che riguarda l’evoluzione umana, la consapevolezza e il rispetto delle differenze. Queste esperienze si completano perfettamente con il coaching: mi hanno donato una profonda sensibilità nell’ascolto e una comprensione autentica delle dinamiche umane e relazionali. Il Master in Relazioni Interculturali conseguito all’Università Ca’ Foscari di Venezia ha ulteriormente arricchito la mia visione. Studiare le differenze culturali mi ha fatto comprendere quanto gli aspetti culturali e sociali influenzino le decisioni personali, le scelte, e persino il modo in cui una persona vive la propria crescita e i propri cambiamenti. Oggi, tutto questo bagaglio mi permette di guardare la persona nella sua globalità — con il suo contesto, le sue radici, le sue emozioni e la sua storia — e di offrirle un percorso che la supporta davvero nella ricerca di equilibrio, di benessere e di autenticità.
Torna spesso nel suo Paese d’origine, il Perù? Quando ha lasciato il suo Paese pensava di rimanere così tanto tempo lontana? Cosa la continua ad affascinare del Perù?
Mi piacerebbe tornare più spesso in Perù, ma molti dei miei familiari oggi vivono in Europa. Tuttavia, il legame con il mio Paese d’origine resta fortissimo: il Perù fa parte della mia storia e del mio bagaglio personale. È un legame profondo, che porto sempre con me ovunque vada, e che sarà sempre una parte della mia identità. Fin da quando ho iniziato a viaggiare, sapevo che la mia vita si sarebbe svolta in gran parte all’estero. Quella partenza non è mai stata casuale: avevo chiaro il mio obiettivo e il desiderio di costruirmi un futuro internazionale, aperto a nuove esperienze e culture. Il Perù rappresenta le mie origini, una parte del mio cuore che mi ricorda da dove arrivo e i valori che mi hanno accompagnata nella mia prima parte del percorso di vita e di crescita. Del Perù mi affascinano la solarità e l’ottimismo delle persone, la loro capacità di affrontare le difficoltà con forza e speranza, e la resilienza straordinaria del popolo. Credo che proprio quella resilienza sia un grande insegnamento: mi ricorda ogni giorno che il cambiamento e le sfide, se vissuti con fiducia, possono diventare occasioni di crescita e di rinascita e dal Perù mi porto il calore umano, la bellezza dei contrasti e la sensazione di appartenenza a una terra che, pur lontana, continua a ispirarmi e a ricordarmi l’importanza di vivere con cuore, gratitudine e coraggio.